
Tilt Camp è una manifestazione nazionale dei movimenti giovanili, che si è svolta a Roseto, al Camping Stork di Cologna, dal 31 agosto al 4 settembre.
Ero stato invitato a presentare, il 2 settembre, il mio e-book “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”, ma l’organizzatore di Tilt Camp decise, pretestuosamente, di annullare l’evento e la visita all’area protetta. Per non deludere le aspettative dei 600 giovani provenienti da ogni parte d’Italia, che avrebbero voluto conoscere la storia del territorio che li ospitava, ho ritenuto opportuno riportare, qui di seguito, i fatti salienti accaduti fin dai primi anni del 1800.
In quel periodo, il territorio compreso tra il fiume Tordino e il torrente Borsacchio era ancora governato dall’Università di Giulia nuova (l’attuale Giulianova), mentre la parte sud, dal Borsacchio al fiume Vomano, apparteneva all’Università di Montepagano (l’attuale frazione di Roseto).
Con varie leggi emanate nel 1806, e con quella del 24 gennaio 1807, la Riforma Amministrativa promossa dal re di Napoli Giuseppe Bonaparte, fratello del più famoso Napoleone, assegnava all’Università di Montepagano l’intera area Tordino – Borsacchio, allo scopo di favorire una migliore distribuzione territoriale.
Ne seguirono, da parte dei giuliesi che si sentivano pesantemente danneggiati, diversi ricorsi portati avanti fino al termine del cosiddetto “decennio francese” (1806 – 1815).
Ciononostante, le scelte compiute in quegli anni non furono modificate, l’area Tordino – Borsacchio entrò a far parte dell’esistente Marina di Montepagano e il nome che indicava le Amministrazioni locali cambiò da Università a Comune.
Tra le poche innovazioni che mutarono l’aspetto di quel tratto di costa, sono degne di menzione la Villa Devincenzi, l’attigua Cantina con la famosa botte da 1000 ettolitri e lo stupendo Parco a Mare. Promotore fu Giuseppe Devincenzi, agronomo versatile, patriota e uomo politico.
Eletto deputato del Regno di Napoli, manifestò idee liberali e nel 1848 fu uno dei firmatari della protesta per lo sgombero forzato della sede istituzionale di Monteoliveto.
Nel 1849, dopo lo scioglimento del Parlamento, andò esule in Svizzera, Francia ed Inghilterra e nel 1856 la Corte criminale borbonica lo condannò a 24 anni di ferri duri.
Tornò in Patria dopo undici anni e collaborò con Silvio Spaventa e Camillo Benso conte di Cavour .
Nel 1860 accompagnò il re Vittorio Emanuele II all’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, facendo gli onori di casa quando il 16 ottobre, dopo il pernottamento a Giulianova, il corteo reale passò sotto l’arco di trionfo eretto ai margini dei suoi poderi.
Deputato, Senatore e più volte Ministro, è stato uno dei protagonisti del Risorgimento italiano.
La nipote ed erede del Senatore, Maddalena Devincenzi, sposò il marchese Antonio Mazzarosa di Lucca e, dopo la morte dello zio, la Villa, la Cantina ed il Parco a Mare presero il nome Mazzarosa.
Le attrattive dello stupendo paesaggio a nord del torrente Borsacchio, che nel periodo estivo attiravano sempre più turisti, non potevano continuare ad essere ignorate e il 27 marzo 1963, su delibera della ”Commissione provinciale di Teramo per la protezione delle bellezze naturali”, veniva emanato un Decreto ministeriale con la Dichiarazione di notevole interesse pubblico del tratto costiero da Cologna Spiaggia a Roseto degli Abruzzi.
In data 25 ottobre 1969, un nuovo Decreto estendeva fino alla collina il vincolo già imposto, riconoscendo che le due zone, fascia costiera e parte collinare, concorrono a formare un
eccezionale insieme di bellezze naturali.
Riguardo poi alle caratteristiche ambientali del Parco a Mare Devincenzi, ridenominato Mazzarosa e antesignano della Riserva naturale Borsacchio, così si è espresso il prof. Giovanni Pacioni:
“E’ l’unico ambiente costiero della Regione Abruzzo con la serie di vegetazione psammofila, dalla
duna pioniera ad un retroduna consolidato con preziosi endemismi vegetali, anche secolari, di
Leccio e Pino d’Aleppo.
All’interno della superficie non ancora devastata sono state rilevate ben cinque specie di notevole importanza fitogeografica per l’estrema rarefazione lungo la costa dell’intero Adriatico, il Pancratium maritimum, conosciuto come “giglio di mare”, la splendida Calystegia soldanella, il Polygonum maritimum, il Verbascum niveum garganicum e l’Iris foetidissima.
Tra gli animali presenti stabilmente si annoverano diversi mammiferi roditori ed insettivori e sono molti gli uccelli nidificanti, come il Fratino, protetto dalla Direttiva 79/409 dell’Unione Europea.
Pur nelle ridotte dimensioni rappresenta una importantissima riserva di biodiversità, unico ed ultimo rifugio per numerose specie vegetali, animali e fungine”.
Andando a ritroso nel tempo, le ricerche effettuate, e documentate nel mio e-libro, sono riuscite a trovare le tracce degli avvenimenti accaduti nell’area Tordino-Borsacchio durante il VI secolo d.C.
Infatti, nella “Storia delle guerre”, scritta nel 551, lo storiografo Procopio di Cesarea, testimone oculare, racconta le battaglie tra Goti e Bizantini, che furono combattute nel nostro territorio.
Ad avvalorare il racconto di Procopio è stato lo splendido elmo ostrogoto, ritrovato alla fine del 1896 nei pressi di Cologna, e tuttora conservato ed esposto al pubblico nel Museo di Berlino.
Tornando ai giorni nostri, l’istituzione della “Riserva naturale regionale guidata Borsacchio” è stata approvata, all’unanimità, dalla legge regionale n. 6, art. 69, dell’8 febbraio 2005.
Seguirono, negli anni successivi, la L.R. 3 maggio 2006 n. 11, la L.R. 9 agosto 2006 n. 27 e la L.R. 1° ottobre 2007 n. 34, che confermò i confini dell’area protetta e l’estensione di 1100 ettari.
Come accaduto in altre località, se si unissero alla storia, alla cultura ed alla natura, l’ecoturismo, l’enogastronomia e i prodotti tipici delle aree protette, la Riserva Borsacchio diventerebbe il nostro marketing territoriale. Che potrebbe assicurare un futuro migliore alle nuove generazioni.
Le quattro leggi, che riguardano la Riserva, sono state più che abbondanti e adesso servirebbero un Organo di Gestione, non retribuito, e un Piano di Assetto Naturalistico, che dovrebbe impedire le pratiche speculative e risolvere i problemi dei residenti. Specie degli agricoltori, i quali vivono del loro duro lavoro e sono sempre stati i custodi benemeriti del nostro territorio
Il Piano di Assetto Naturalistico dovrebbe progettare anche la pista ciclabile del Corridoio Verde Adriatico, che darebbe visibilità alle attrattive della nostra Riserva. Si otterrebbe così un turismo itinerante, su un percorso di 1000 Km., da Ravenna a S. Maria di Leuca, che avrebbe una benefica ricaduta sul turismo stanziale, sempre più attento alla qualità dell’ambiente che lo ospita.
Purtroppo, allo stato attuale, ci sono in Regione tre proposte di legge:
La prima, presentata dal consigliere Rabbuffo di Fli, vuole riperimetrare l’area protetta, che verrebbe ridotta ad una specie di Orto Botanico, lasciando tutto il resto nelle mani della speculazione edilizia. La seconda, presentata dal capogruppo regionale del Pdl, vuole cancellare la Riserva e cementificare l’intero territorio Tordino - Borsacchio. La terza è stata presentata da sei consiglieri del Pd con l’identico fine di soddisfare gli appetiti della Consorteria degli Affari, tuttora sotto processo per i reati di abuso edilizio, falso ideologico e falso in atto pubblico.
Tra pochi giorni ricomincerà il dibattito presso la II Commissione regionale, ed anche questa volta il Comitato pro-Riserva Borsacchio, di cui mi onoro di far parte, unitamente alle Associazioni ambientaliste, all’Associazione Città per Vivere ed ai consiglieri regionali di SEL e della Federazione della Sinistra, continuerà a lottare per salvare l’area protetta.
Che tanti politici e speculatori vogliono distruggere, cancellando così la nostra storia, la nostra cultura, il nostro paesaggio e il nostro ambiente.
Franco Sbrolla (http://www.francosbrolla-roseto.it)